FILM IN BIBLIOGRAFIA: ANCHE LIBERO VA BENE

Quaderno 3747-3748

pag. 345

Anno 2006

a cura di V. FANTUZZI

Anche libero va bene (Italia, 2006). Regista: KIM ROSSI STUART. Interpreti principali: K. Rossi Stuart, B. Bobulova, A. Morace, M. Nobili, T. Ragno.

Come vivono i figli delle coppie separate? L’attore trentaseienne Kim Rossi Stuart, che ha sofferto duramente l’infanzia per una situazione di questo genere, passa per la prima volta dietro la macchina da presa per dirigere un film, del quale è anche interprete, dedicato al rapporto difficile tra genitori e figli nell’ambito di una famiglia dissestata. Si tratta di Anche libero va bene, riconosciuto come il migliore esordio italiano della stagione appena conclusa.

Al centro della vicenda c’è Tommi, un ragazzino di 11 anni. Vive con il papà e la sorella, Viola, che ne ha 14. Il papà vorrebbe farne un campione di nuoto mentre lui preferisce il calcio. Da qui la battuta all’origine del titolo del film: Tommi vorrebbe essere un bravo centrattacco, ma si accontenterebbe anche di giocare come libero. La giornata tipo di Tommi si svolge tra casa, scuola, piscina e ritorno a casa. Il papà si irrita a volte per il disordine che regna sovrano nell’appartamento, ma i tre si vogliono bene e, di notte, dormono nel lettone.

Tommi assiste a uno scontro violento (per fortuna soltanto verbale) tra il padre e un socio in affari. Il ragazzino è preoccupato e, mentre il padre perde le staffe, ci si può chiedere se sia più maturo lui o suo figlio. Provocato dalla sorella, la quale è alle prese con le prime curiosità sessuali, Tommi la insulta e viene schiaffeggiato dal papà. Qualche novità a scuola: l’arrivo di un ragazzo disturbato, con il quale Tommi riuscirà a stabilire un rapporto positivo. Novità anche nel caseggiato: la famiglia di un compagno di scuola di Tommi, Antonio, figlio unico di genitori agiati, viene ad abitare nello stesso edificio.

Il papà si allontana alcuni giorni per motivi di lavoro. Colpo di scena. La mamma, personalità instabile che abbandona per periodi prolungati la famiglia fuggendo come una ladra, torna improvvisamente. Quando il papà rientra, esplode in una scenata nutrita di tutte le peggiori parole che un uomo può rivolgere a una donna. Il litigio si svolge sotto gli occhi dei figli e lascia in particolare tracce dolorose sul volto di Tommi (interpretato con rara sensibilità dal piccolo Alessandro Morace), bambino chiamato a farsi carico di problemi più grandi di lui.

L’equilibrio della famiglia viene rimesso in piedi alla meno peggio. All’instabilità psicologica della mamma, che incombe sui quattro come una spada di Damocle, si aggiunge l’incapacità del padre a stabilire rapporti proficui con le persone con le quali lavora. È diffidente. Litiga con tutti. Vuole sempre avere l’ultima parola… Tra i componenti della famiglia, Tommi è il solo a non nutrire illusioni. Sa che la mamma, prima o poi, se ne andrà di nuovo. Sa che il papà, che lavora nel cinema come operatore, non riuscirà mai a ingranare… Tra le illusioni nutrite dal papà c’è, come si è detto, anche quella di fare del figlio un campione di nuoto.

Mentre Tommi, si prepara a sostenere una gara, la madre abbandona di nuovo la casa. Il padre è disperato. Sembra che Tommi abbia incassato il colpo meglio del genitore. A scuola nasce qualche problema con una ragazzina, la più carina della classe, alla quale Tommi per timidezza non riesce a dichiarare la sua simpatia. In casa, nel frattempo, il papà reagisce con esasperazione a ogni minima contrarietà. Durante la gara di nuoto, Tommi soccombe al peso eccessivo dei problemi che gli sono caduti sulle spalle. Il papà non riesce a perdonargli l’insuccesso.

C’è in più la famiglia di Antonio, che si propone come un modello di serenità e armonia rispetto al quadro disastroso della famiglia di Tommi. Quando i genitori di Antonio invitano Tommi a trascorrere con loro una settimana bianca, il papà si sente tradito da Tommi e lo caccia di casa. Se la prende con tutti, perfino con il Padre Eterno. La situazione sta precipitando. Alla fine tutto sembra risolversi in maniera sorprendente.

C’è un gioco che Tommi conduce dall’inizio alla fine del film. Attraverso un passaggio noto a lui soltanto si reca sul tetto dell’edificio in cui abita (un palazzone del quartiere Prati). Da lì si vedono la cupola di San Pietro, la mole del Palazzaccio, l’Altare della patria e, giù in fondo, il profilo dei Colli Albani. Non è un angelo Tommi, ma gli piace vagare con la testa tra le nuvole mentre le tegole scricchiolano pericolosamente sotto i suoi piedi. Ed è da lì che riuscirà a calarsi nottetempo, passando attraverso la finestra, nell’appartamento da dove è stato chiuso fuori, per tornare ad abbracciare il suo papà, il quale nel frattempo ha cambiato opinione a proposito dello sport (nuoto o pallone) che Tommi in futuro dovrà praticare.

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