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DISCERNERE LA FEDE IN UNA CULTURA POSTCRISTIANA

Quaderno 4022

pag. 116 - 126

Anno 2018

Volume I

20 gennaio 2018

ABSTRACT – Nella sua Esortazione apostolica Evangelii gaudium (EG) il Papa ha ricordato che «la vera apertura implica il mantenersi fermi nelle proprie convinzioni più profonde, con un’identità chiara e gioiosa, ma aperti “a comprendere quelle dell’altro” e “sapendo che il dialogo può arricchire ognuno”» (n. 251). Essere radicati nelle proprie tradizioni ed essere aperti agli altri sono entrambi aspetti costitutivi della fede cristiana.

Fin dall’inizio, il logos della fede cristiana è stato influenzato da diversi scenari culturali: ellenizzazione, Scolastica medievale, Riforma, Illuminismo, modernismo, Resourcement e pluralismo. Come può il logos della fede cristiana rimanere fedele alla sua identità e, al tempo stesso, essere aperto ai processi culturali che si sviluppano nel nostro ambiente globalizzato e dai molteplici credo religiosi?

Il logos della fede cristiana non è una dottrina monolitica. Può essere inteso come un «processo di discernimento» nel mondo e nella storia delle culture umane. È possibile individuare tre princìpi per questo processo di discernimento, che possono guidarci, in particolare, nel nostro compito ecumenico e aiutarci a riconciliare le dottrine di fede tra le Chiese cristiane: il primo è il principio della «gerarchia delle verità»; il secondo è il principio della «evoluzione della dottrina»; il terzo è il principio della «fede vivente».

Questa diversa forma di comprensione della fede cristiana non è un compromesso o un modo accondiscendente per evitare il rigore intellettuale, ma è una qualità speculativa. È così che il logos cristiano riscopre la «cattolicità» e l’inclusività dell’«et-et», invece che dell’«aut-aut».

Il logos della fede cristiana spinge i cristiani ad andare oltre una forma «apologetica» di logos, definita dal principio di identità di Parmenide, dove tertium non datur, e ad accogliere una forma «dialogica» di logos che rinuncia a considerare la verità come qualcosa da possedere, e sceglie di lasciar andare qualsiasi presa, rifiutando il «modo duale» di pensare.
Nel testo Dialogo e annuncio (1991), il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso ha affermato che la conoscenza della verità ricevuta in Gesù Cristo è «un processo senza fine». L’esperienza del dialogo ebraico-cristiano, ad esempio, mostra proprio che il logos della fede cristiana, quando giunge a definire la dottrina di fede «con gli altri», rivede le proprie concezioni dottrinali. Così è avvenuto rigettando l’idea della «sostituzione», ossia che «il nuovo» (il cristianesimo) ha rimpiazzato «il vecchio» (l’ebraismo) in quanto migliore.

Discernimento, riconciliazione e trasformazione delle dottrine renderanno possibile smascherare la violenza che ancora le abita come qualcosa di sacro, come una specie di idolo, e che non le fa essere un’autentica apertura all’Assoluto.

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DISCERNING FAITH IN A POSTCRISTIAN CULTURE

Being rooted in one’s own traditions and being open to others are both constituent aspects of the Christian faith. The Author shows how the logos of the Christian faith, which is not a monolithic doctrine, can be understood as a «process of discernment» in the world and in the history of human cultures. This different form of understanding of the Christian faith is not a compromise or a condescending way to avoid intellectual rigor, but a speculative quality. Thus, the Christian logos rediscovers «catholicity» and the inclusiveness of «et-et» rather than «aut-aut». The Jewish-Christian dialogue shows precisely that the logos of the Christian faith, when it comes to defining the doctrine of faith «with others», revises its doctrinal conceptions.

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