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BENEDETTO XVI E IL PROBLEMA DEL «RELATIVISMO» NELLA PASTORALE ECCLESIALE

Quaderno 4004

pag. 133 - 145

Anno 2017

Volume II

ABSTRACT — Nell’omelia che, il 18 aprile 2005, il cardinale Joseph Ratzinger fece durante la Missa pro eligendo Romano Pontifice, egli richiamò l’attenzione sul problema del relativismo e delineò il cammino che la Chiesa avrebbe dovuto percorrere per non lasciarsi guidare dalle ideologie, ma per rimanere docile alla guida dello Spirito.

Dobbiamo chiederci che cosa intendesse il cardinale Ratzinger con «relativismo» e come, successivamente, Benedetto XVI abbia sviluppato la sua opera pastorale, tenendo conto di ciò che egli stesso aveva descritto come una «immaturità della fede». È possibile individuare e considerare almeno quattro situazioni concrete che risultano esemplari.

È necessario questo chiarimento, perché i termini «relativismo» e «fondamentalismo» possono diventare un cliché nel quale vengono messi insieme diversi contenuti poco distinguibili. Essi possono trasformarsi in un’arma polemica a cui ricorrere contro qualsiasi avversario, contro qualsiasi tentativo di mettere in pratica i princìpi della fede e della dottrina della Chiesa.

In quella stessa omelia, il cardinale Ratzinger aveva chiarito quale sia il punto di autentico ancoraggio della Chiesa. Perché, a fronte del relativismo, «noi, invece, abbiamo un’altra misura: il Figlio di Dio, il vero uomo. È lui la misura del vero umanesimo. “Adulta” non è una fede che segue le onde della moda e l’ultima novità; adulta e matura è una fede profondamente radicata nell’amicizia con Cristo. È quest’amicizia che ci apre a tutto ciò che è buono e ci dona il criterio per discernere tra vero e falso, tra inganno e verità. Questa fede adulta dobbiamo maturare, a questa fede dobbiamo guidare il gregge di Cristo. Ed è questa fede — solo la fede — che crea unità e si realizza nella carità».

C’è infatti un relativismo che consiste nel sottomettere la fede alle ideologie. È chiaro che la fede deve dialogare con l’uomo che pensa in un certo modo, ma non può essere sottomessa al flusso di queste ideologie. C’è poi un «relativismo» di carattere pastorale che non mette in dubbio le verità della fede, anzi le riafferma. Il rischio che così viene evitato è che le definizioni astratte e gli anatemi finiscano per «relativizzare» la misericordia, l’amore e la salvezza delle anime, facendole dipendere dal rispetto di una norma, che viene precisata fin nei minimi dettagli, senza tener presente che nel bene si progredisce sempre gradualmente.

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BENEDICT XVI AND THE PROBLEM OF «RELATIVISM» IN THE ECCLESIAL MINISTRY

The problem of relativism has been dealt with on numerous occasions during the intellectual life of Joseph Ratzinger. Studies of his thought highlight its importance and development. In the practice of Benedict XVI’s Petrine ministry, we can find a developed formulation of this theme. This article considers four occasions when Benedict XVI has addressed the issue; two, in which he gave original answers when the truth was at the service of unity; and two others, in which the criterion of discernment was for the good of the faithful, and of the Church. There is indeed a relativism which reaffirms the truths of faith in such a way that abstract definitions of the anathemas do not end up «relativizing» mercy and salvation, therefore making them dependent on compliance with a norm specified in minute detail.

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